Introduzione
L’intreccio tra il mito classico dell’Odissea e la filmografia di Christopher Nolan — in particolare capolavori come Interstellar e Inception — rivela una profonda affinità strutturale e filosofica sul tema della dilatazione del tempo e della percezione umana. Sebbene Nolan non abbia mai firmato un adattamento letterale del poema omerico, le sue sceneggiature operano come riscritture contemporanee del viaggio di Ulisse, dove il mare aperto e i mostri mitologici sono sostituiti dal vuoto cosmico, dai buchi neri e dai labirinti della mente.
Questo saggio approfondisce come il concetto di “vivere dentro e fuori” dal tempo unisca l’epica classica alla cinematografia nolaniana, analizzando i meccanismi di sceneggiatura che trasformano la relatività temporale in un dramma emotivo, psicologico e geometrico.